Sotto il gelo, la vita segreta degli ulivi.


Radici che resistono:
quando il gelo insegna la vita



Oggi, mentre con Babu stavamo iniziando le prime operazioni di pulizia degli olivi, durante la “colazione” (che è diventata una abitudine ma forse più un rito) mi ha guardato con aria seria e, pronto per dirmi qualcosa di importante, ha esordito dicendomi:

“sai perché questi olivi partono da terra con tre tronchi?”

Io sono rimasta in silenzio e con aria interrogativa gli ho fatto cenno di continuare: questa è la sua storia:

 “Il Prof. Mazzarella (professore agronomo, autorità e grandissimo amante degli olivi che ha insegnato a tutti i “miei ragazzi” a potare nei miei oliveti) ci ha detto che nel 1988 e poi nel 1992 ci sono stati due inverni terribili con temperature che sono scese tanti gradi sotto lo zero per tanti giorni ricoprendo gli olivi di neve …

A primavera gli olivi secolari che non avevano resistito a tanto gelo sono stati tagliati e i tre tronchi che vedi sono i figli, i tre polloni più forti rinati (lasciati in tre perché almeno uno sarebbe sopravvissuto9.
Sai Francesca, è stato un esperimento perché tanto gelo e tanta distruzione negli oliveti non si era mai vista: oggi raccogliamo i frutti dai figli di quegli olivi maestosi e grandissimi che non ci sono più ma sopravvivono nelle radici…”

La cosa incredibile è stata che, mentre Babu mi raccontava una storia che per lui era leggenda (sicuramente non era nemmeno nato e di certo non aveva mai visto tanta neve), sono tornati in me i ricordi di quei due inverni in cui il mio “babbo” ogni mattina si svegliava e guardava il termometro messo fuori dalla finestra del bagno, in attesa che il “- 2” sparisse.
Ogni mattina, sempre più sconsolato, guardava la tanta neve che ricopriva i suoi olivi ed il gelo che faceva la terra sempre più dura intorno alle radici (una grande siccità al contrario)…

Il tempo passava e finalmente arrivò il disgelo, da cui nessuno sapeva cosa aspettarsi: tutti davano il proprio parere perché nessuna storia raccontava di tanto freddo per così lungo tempo…

Poi sono arrivate le motoseghe: tutti gli olivi che non avevano “rimesso” le foglie venivano tagliati, alcuni sradicati, i tronchi si accatastavano nei campi in grandi cataste pronti per diventare legna da ardere che nessuno voleva perché “secca in pianta” e quindi poco adatta per riscaldare.

Ricordo la tristezza negli occhi di tutti coloro che entravano negli oliveti e ne uscivano piegati non dalla fatica, ma dal peso della sconfitta, del non essere riusciti a provvedere a salvare quelle piante che avevano fatto parte dei loro giochi da bambini, che erano state rifugio per troppi durante la guerra, che avevano riempito “gli ziri” di famiglia con il loro olio scongiurando la fame nei tempi di magra.
Mio padre era uno di questi e nell’ultimo atto di amore che poteva dedicare a queste piante decise di lasciare le radici e di sperare che il soffio vitale rinascesse in nuove piante.
Quattro anni dopo si è ripetuto la gelata ma le persone così come gli olivi sapevano resistere ed aspettare la primavera che comunque sarebbe stata meno devastante….

Oggi raccogliamo da molte di quelle piante rinate dalle gelate e dagli olivi maestosi, i “sopravvissuti”, rimasti a vegliare i nuovi nati: sono custodi di storie, ricordi e sensazioni che per me sono la “mia storia”, mentre per Badu una lezione da raccontare e ricordare.


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