Il Profumo del Bucato e della Terra: La Ricetta di  mia nonna


C’è un profumo che, più di ogni altro, riporta la mia mente ai pomeriggi in cortile, quando il sole picchiava sugli ulivi e l’aria sapeva di pulito e di cenere. Era il profumo del sapone fatto in casa, che negli anni 70, gli anni della mia infanzia, diventava storia e forse un po’ leggenda.

Nelle aziende agricole, così come le case di campagna di una volta, non si buttava nulla. L’olio d’oliva, quello più denso e scuro che restava sul fondo degli ziri (i grandi orci di terracotta), era un tesoro troppo prezioso per essere sprecato. Diventava la base per il benessere della famiglia.


Il Rituale della Saponificazione

Non era solo chimica, era un rito collettivo. Ricordo mia nonna che raccontava di come veniva preparato il “grande calderone” all’aperto.

“L’olio deve essere fiero, l’acqua deve essere pura e la soda deve essere maneggiata con il timore che si deve al fuoco”, diceva sempre.


La “Ricetta” della Memoria (Versione Tradizionale)

Ecco come nasceva quel panetto color avorio che serviva a tutto: dal bucato profumato di sole alla pulizia del viso dopo il lavoro nei campi.

  1. L’Oro del Fondo: Si recuperava l’olio d’oliva avanzato, filtrato grossolanamente per eliminare le impurità della spremitura.
  2. L’Acqua e la Soda: Veniva preparata la soluzione caustica (un tempo si usava addirittura la liscivia ottenuta dalla cenere di legna). Il calore saliva, la reazione era viva.
  3. Il Matrimonio: L’olio veniva versato lentamente. Iniziava poi la parte più faticosa: girare. Si girava sempre nello stesso verso, per ore, con un lungo bastone di legno levigato, finché il composto non diventava denso come una crema pasticcera (la cosiddetta “fase nastro”).
  4. Il Riposo nelle Casse: Il sapone ancora caldo veniva versato in casse di legno foderate di teli di stoffa, stoffa fatta a telaio, un po’ grossolana ma che sapeva di buono e di natura — proprio come quelli che ho scelto per le mie nuove confezioni!
  5. Il Taglio e la Stagionatura: Dopo un paio di giorni, si tagliava a cubetti con lo spago. Poi, la prova finale: il sapone doveva riposare al buio e all’asciutto per almeno due mesi. Più invecchiava, più diventava dolce e gentile sulla pelle.

l nostro sapone artigianale non nasce in un’industria, ma da un dialogo con la nostra terra e dal sapore dei ricordi. 

Il nostro Olio Extravergine di Oliva, le nostra storie casalinghe  e mani sapienti che conoscono l’arte della saponificazione hanno creato il prodotto che vi proponiamo. 

Perché? 

Perché volevamo un prodotto sicuro, puro e che mantenesse intatte le proprietà emollienti della nostra terra. È un sapone che sa di buono, privo di chimica aggressiva, pensato per chi vuole pulire la pelle senza tradire l’ambiente. Ogni panetto è un pezzetto di uliveto che entra nel vostro quotidiano, parte di una storia che viene tramandata ed aggiornata.